Il ragazzo e l’airone: il testamento di Hayao Miyazaki
Lo stupore che ha accolto i fan dello studio Ghibli nel venire a conoscenza della realizzazione da parte del maestro Miyazaki di un nuovo film, inaspettato data la decisione di regalarci come ultima opera Si alza il vento, e’ stata superata solo nel momento in cui siamo usciti dalla sala cinematografica dopo la visione di questa sua ultima fatica.
Il titolo del film Il ragazzo e l’airone e’ una traduzione semplicistica del reale titolo giapponese del film, ossia Voi come vivrete?. Una domanda che lascia intendere il percorso narrativo che ci portera’ alla scoperta di un mondo fantastico, che non e’ altro che il cammino verso la conclusione della carriera di un artista ormai realizzato e della vita di un uomo ormai anziano.
Nel raccontare la storia de Il ragazzo e l’airone la narrazione si divide in due scenari completamente diversi: “la realtà’” e “la fantasia”.

Nella prima parte del racconto (“la realta’”) ci viene presentata la storia del nostro protagonista, Mahito, un ragazzino che perde la madre in un incendio durante la seconda guerra mondiale. Iniziano a presentarsi al ragazzo questioni difficili da affrontare quali il lutto subito, il nuovo matrimonio del padre e il trasferimento della famiglia in una nuova casa. Data la giovane eta’ di Mahito questi problemi vengono affrontati in maniera istintiva, sfociando in un atteggiamento disilluso nei confronti della vita, arrogante, che scivola nell’autolesionismo, un abisso dal quale sembra molto difficile uscire. In suo aiuto durante questo critico percorso, in una vita ormai segnata e condannata, arriva un airone, simbolo giapponese di connessione tra vari mondi, che incita Mahito a seguirlo all’interno di un luogo proibito nel giardino della casa di famiglia, ripetendogli incessantemente “Come vuoi vivere?”.
Il momento dell’accettazione dell’aiuto dell’airone introduce la seconda parte (“la fantasia”).
La fantasia
Mahito viene catapultato in un mondo parallelo, molto diverso da quello reale, oltre le leggi della fisica e della scienza, caratterizzato da colori sgargianti, personaggi surreali e ambientazioni fiabesche.

All’interno di questo mondo parallelo inizia a chiarirsi la visione dell’autore riguardo all’effimero rifugio rappresentato dalla fantasia. La presenza di elementi disturbanti e spietati evidenzia un atteggiamento maturo di un osservatore della vita che si rende conto che non tutto e’ oro quel che brilla. Ci basti solo pensare ai parrocchetti, veri e propri soldati omicidi assetati di sangue umano, al pellicano morente, antagonista che cerca però soltanto di sopravvivere, e a un mondo nato per essere favoloso, ma che inesorabilmente deve fare i conti con la presenza di una natura maligna che ha il compito di equilibrare l’insieme.
La decisione finale di Mahito e’ un punto di svolta importante per decifrare la visione dell’autore: non e’ possibile creare un universo perfetto poiche’ di per se’ il reale equilibrio del mondo e’ costellato anche da brutalita’ e sofferenza. La chiave per sopravvivere e’ andare avanti, con la consapevolezza del passato che si lascia alle proprie spalle, un passato che ci aiuta a comprendere la verità, al quale si deve guardare, ma dal quale bisogna discostarsi trovando il modo di superare le avversità.
Un significato che sicuramente e’ dettato dall’età di Miyazaki, che ormai ottantaduenne, non riesce piu’ a rifugiarsi nell’illusione di un mondo irreale, poiche’ capisce che l’unico in cui possiamo vivere e’ quello che abbiamo di fronte a noi. Alla domanda Voi come vivrete? La risposta e’ un sospiro di speranza nei confronti del genere umano, che può sempre decidere di andare avanti in un cammino costellato di difficolta’, ma con la forza di superarle con razionalità e serenità.



