Tapum, l’urlo straziante di chi viene dimenticato.
Fino al 2025, i lettori più appassionati delle opere di Leo Ortolani sono stati accompagnati da racconti carichi di comicità, capaci però di celare – spesso con sorprendente naturalezza – una riflessione critica su tematiche profondamente umane e sociali. Dietro la risata, Ortolani ha sempre nascosto qualcosa di più.
La dicotomia dell’eroe atipico di Rat‑Man, chiamato a salvare il mondo pur incarnando l’inadeguatezza dell’uomo comune; l’accettazione della propria identità e sessualità raccontata in Cinzia; la rassegnazione dolorosa al passare del tempo che permea Bedelia: sono solo alcune delle tematiche più evidenti che attraversano la produzione dell’autore.
Il tratto distintivo di Ortolani sta proprio nel modo in cui questi temi vengono affrontati: attraverso espedienti comici, grotteschi, spesso sgargianti, che portano il lettore al cuore del discorso senza mai appesantirlo.
Il 28 ottobre 2025, tuttavia, Leo Ortolani compie una scelta radicale e ci consegna un’opera profondamente diversa dalle precedenti. Con Tapum, l’autore abbandona quasi del tutto la maschera della comicità per catapultarci in uno scenario di guerra nuda e cruda.
Il fumetto nasce con un intento preciso: restituire memoria e dignità a una delle pagine più tragiche e controverse della storia bellica italiana, la battaglia del Monte Ortigara.

Trama
In estrema sintesi, Tapum racconta alcuni eventi della Prima guerra mondiale, concentrandosi sulle battaglie combattute nel 1917 sull’Ortigara e nelle zone circostanti, considerate tra le più sanguinose e insensate dell’intero conflitto. La narrazione segue un soldato appena arrivato al fronte e, attraverso il suo sguardo, mostra le varie fasi della battaglia, la vita quotidiana in trincea e il rapporto – spesso disumano – tra i combattenti e la dirigenza militare.
La scelta del fumetto come medium risulta particolarmente efficace. L’unione tra parola e immagine amplifica l’impatto emotivo della narrazione e rende subito chiaro l’intento dell’autore: denunciare la brutalità e l’assurdità della guerra.
Le tavole sono concitate, gli scontri violenti, e soprattutto viene mostrato senza filtri l’effetto devastante che tali esperienze hanno sulla psiche dei soldati. Non c’è spazio per l’edulcorazione né per l’eroismo retorico: il lettore viene travolto dalla drammaticità degli eventi, costretto a guardare in faccia ciò che la guerra realmente è.
La Brutalita’ della guerra
Se qualcuno pensa che alcune immagini o situazioni avrebbero potuto essere omesse o rese più “digeribili”, Tapum dimostra esattamente il contrario. Ortolani, con grande rispetto verso i fatti storici e verso chi li ha vissuti, sceglie la strada del realismo consapevole, realizzando un’opera che non fa sconti ma che, proprio per questo, riesce a imprimersi nella memoria.
Il dramma vissuto dai personaggi nel 1917 diventa così una memoria indelebile di eventi oggi spesso dimenticati, ma che continuano a riflettersi nel presente. Basta osservare i conflitti ancora in corso nel 2026, anno in cui questo articolo viene scritto, per rendersi conto di quanto il messaggio di Tapum sia attuale: in guerra i grandi capi possono vincere o perdere, ma soldati e civili non conoscono mai la vittoria.

Non piu’ individui
È qui che si concentrano alcuni dei temi centrali dell’opera: l’importanza dell’individualità dell’uomo, sistematicamente annullata in ambito bellico, contrapposta alla tutela dell’ego e della reputazione dei comandanti.
Tra le pagine emerge una critica aspra verso chi guidò le operazioni militari, in particolare durante la battaglia dell’Ortigara: ufficiali preoccupati di preservare il proprio nome e le proprie gesta, capaci di impartire ordini da scrivanie tranquille, lontani dal fango, dal freddo e dalla morte.
Questo gioco di potere e superbia condusse al massacro dell’esercito italiano, formato in gran parte da reparti alpini trattati più come bestie da macello che come esseri umani.
Dietro ogni soldato, però, c’era un uomo: una storia, una famiglia, un passato e un futuro. Tutto questo viene cancellato e sacrificato sull’altare della gloria militare, in cambio di un riconoscimento freddo e impersonale: una croce di metallo.
Eroi senza nome, utili alla patria solo finché possono essere consumati. Uomini che smettono di essere persone per diventare numeri su una lista infinita. Tapum ci chiede di ricordarli.
Lo sforzo dell’autore si concentra proprio su questo: spingerci a riflettere su quanto la guerra sia un gioco profondamente ineguale, su come molte vicende del passato vengano archiviate come “troppo lontane” per meritare memoria, mentre la guerra, anno dopo anno, continua a ripetersi sempre uguale a sé stessa.
Gli avvenimenti del nostro passato non dovrebbero essere dimenticati, così come le persone che li hanno vissuti e subiti. È nella memoria storica che risiedono il sapere e la consapevolezza, ed è da essa che possiamo imparare l’empatia e coltivare una vera moralità collettiva
Tapum non chiede al lettore di prendere posizione ideologica, ma di fermarsi, ascoltare e ricordare. Perché ogni colpo, ogni silenzio e ogni risata amara raccontano una guerra che non appartiene solo al passato. Finché continueremo a ricordare, quelle storie non saranno state vane — e forse, proprio da lì, potrà nascere una consapevolezza diversa.


