Dandadan : Un’esplosione di colori in bianco e nero

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Era il 2021, il panorama shonen manga sembrava essere in netto declino con titoli presentati che puntualmente si rivelavano essere un fiasco o comunque sopra le aspettative. Dopo la delusione subita dalle fasi finali di Demon Slayer e l’inizio dell’inesorabile declino di Jujutsu Kaisen, due titoli che invece erano le punte di diamante di shueisha, devo dire che ho iniziato ad avere paura che il mio target di riferimento non potesse piu’ regalarmi un prodotto nuovo e avvincente.
Quando arrivò l’annuncio dell’uscita in Giappone del manga di Yukinobu Tatsu, Dandadan, mi sono immediatamente gasata sperando di trovare in questo autore una ventata di novità e pazzia, in grado di far volare via tutte le amarezze degli ultimi anni da lettrice di shonen.
La grande speranza risiedeva infatti proprio nel nome dell’autore, Yukinobu Tatsu, che magari non ci dice niente in quanto Dandadan è la sua prima opera, ma andando a leggere le sue imprese passate saltano all’occhio due personalità abbastanza famose. Questo mangaka, infatti, e’ stato assistente di Tatsuki Fujimoto e di Yūji Kaku, conosciuti ai piu’ per essere gli autori rispettivamente di Chainsaw man e Hell’s Paradise. Due artisti visionari e innovativi che ho apprezzato molto nelle mie letture e soprattutto per Fujimoto, posso dire di essere rimasta piacevolmente colpita da tutte le sue opere che oltre ad essere accattivanti per un ampio pubblico, trattano anche tematiche difficili, filosofiche e a volte scabrose.



Trama


Anche la trama sembrava promettente: due ragazzi, Momo e Ken, si incontrano e si scoprono appassionati dell’occulto, lei crede negli spiriti ma non negli alieni e lui negli alieni ma non negli spiriti. Per cercare di convincere l’altro delle proprie credenze, intavolano una scommessa per cui Momo dovrà andare in un luogo famoso per le apparizioni degli alieni e Ken in un tunnel infestato da uno spirito. Entrambi i ragazzi si troveranno faccia a faccia con gli esseri che non credevano esistessero e da questo momento il manga parla del duo, così creatosi, che è destinato a fronteggiare le minacce dell’occulto.

Punti di forza


Ormai sono passati quasi quattro anni dal momento in cui ho letto il primo capitolo di questo fumetto, ma ricordo ancora quanto sono stata soddisfatta di questa scoperta.
Sin dalle prime pagine si viene catapultati in un universo che non ha paura di utilizzare la terminologia della sfera sessuale o espedienti di trama spinti, ma in chiave assolutamente comica, rendendoli quindi divertenti e freschi. I racconti dell’occulto sono quindi smorzati da questo tono leggero e ironico che rimanda agli stessi modelli utilizzato da One nel suo Mob Psycho 100, con cui condivide un dinamismo marcato e un profondo equilibrio di tematiche forti e momenti più quotidiani e gioviali.
I disegni sono definiti e magistralmente realizzati, dimostrando la bravura del mangaka nel restituire un’immagine bella e appassionante. Il comparto visivo ci restituisce la sensazione del colore. Mentre si sfogliano le pagine di Dandadan, infatti, è il colore ad avere la meglio sul bianco e nero, risultato assolutamente non facile da ottenere e che rende l’autore un maestro del disegno. Oltre alle illustrazioni piene di dovizia e nettamente definite, nel momento in cui la narrazione viene spezzata da gag comiche anche il disegno cambia. I volti sono paffuti, simpatici e spesso raffigurati con boccacce ed espressioni accigliate.
Alla comparte comica però va ricordata l’alternanza di tematiche serie e profonde. Come nella maggior parte delle opere che parlando di spiriti e quindi di entità ormai passate a miglior vita, è inevitabile scontrarsi col carico emotivo e col loro lascito al mondo dei vivi. Non è da sottovalutare quindi l’alternanza di sentimenti che si provano nel leggere quest’opera, che all’inizio sembra essere superficiale e divertente, ma che poi ti regala cazzotti nello stomaco quando meno te lo aspetti. E proprio questi due diversi tipi di argomento sono la chiave che ti farà continuare a leggere Dandadan, poiché la narrazione rimarrà sempre fresca e mai ripetitiva.
I due protagonisti poi sono il punto di forza dell’opera. Due personaggi all’opposto nella gerarchia sociale del loro liceo, con Momo estroversa e bella e Ken a fare la parte del tipico otaku solitario e rifiutato dai suoi coetanei. È molto d’impatto vedere come una passione comune, in questo caso l’occulto, possa unire due persone così diverse, e possa permettere ad entrambe di esprimersi liberamente senza badare al giudizio di chi si ha di fronte. Il loro incontro e le loro vicende li uniranno sempre di più regalandoci anche dei quadretti romantici strappa sorrisi.



È chiaro quindi come Dandadan, anche se non andando a portare un racconto completamente innovativo e differente dalle opere del passato, sia riuscito a trovare una giusta quadra nel panorama dei manga moderni. L’alternanza di lotte, storie tristi, comicità e romanticismo rendono questo fumetto fruibile e appassionante, un manga che vale la pena almeno sfogliare. Inoltre, la bellezza dei disegni riuscirà a convincere anche i lettori più esigenti.
Siamo di fronte al capolavoro del nuovo decennio? Forse no, ma sicuramente abbiamo davanti una lettura ponderata ed equilibrata che rende il manga uno dei migliori shonen degli ultimi dieci anni.