Mermaid melody pichi pichi pitch: un viaggio nei ricordi di uno shojo ormai dimenticato
Lucia, principessa sirena dell’oceano Pacifico del nord, si trova sulla terraferma dove incontrerà in un modo o nell’altro le altre sei principesse sirene dei sette mari. Insieme si uniranno per dare battaglia a Gaito, antagonista della serie, che minaccia di impossessarsi di tutti i mari. Le nostre eroine combatteranno questo oscuro signore dei mari e i suoi scagnozzi a colpi di musica, trasformandosi in idols, con le loro travolgenti canzoni, nel tentativo di riportare la pace negli oceani.
Era il lontano 2007 quando in Italia usciva la prima edizione del manga giapponese Mermaid melody pichi pichi pitch di Michiko Yokote e Pink Hanamori, di cui sopra una sintetica trama, arrivato da noi col titolo Principesse Sirene- Mermaid Melody, e l’amore per quest’opera e’ risultato immediatamente immenso a causa della popolarità già riscontrata dal prodotto animato, arrivato qui da noi qualche mese prima della controparte cartacea.
Purtroppo per i grandi fan dell’opera, che tanti anni fa non hanno avuto il guizzo di comprare il manga, si sono presentati degli anni lunghi e bui davanti al loro cammino. Principesse sirene, infatti, viene ristampato poco dopo la sua prima edizione e da quel momento per praticamente quindici anni non si è piu’ sentito parlare di quest’opera. Tutto cambia il 6 Febbraio 2024 con l’arrivo dell’attesissimo cofanetto dell’opera, con tre volumi che racchiudono i sette originali, tenuti insieme da un cofanetto che più che questo e’ un vero e proprio scrigno proveniente dalle profondità dei mari.
La nuova edizione

Questa nuova edizione mi ha stupito positivamente. Innanzitutto la decisione di fruire dell’interezza dell’opera in soli tre volumi è una novità ben studiata, che regala un’impaginatura anche più ampia e una rilegatura più flessibile che permettono di apprezzare al meglio la storia, ma soprattutto i disegni di Pink Hanamori.
Visivamente poi le sovracopertine sono uno spettacolo favoloso. I tre volumi, dai colori sgargianti, riprendono le prime tre principesse ad apparire nella storia, ossia la protagonista Lucia e le due vere coprotagoniste, Hanon e Rina. A loro sono dedicate copertine rosa, blu e verde, come la perla che portano al collo. Inoltre le due immagini della principessa, una grande sul fronte e una piccola sul fianco, rendono l’edizione un gioiellino che spicca sia esponendola frontalmente, sia inserendola in libreria.
Infine il cofanetto, che rappresenta proprio uno scrigno di un prezioso tesoro, e’ il recipiente perfetto che racchiude la bellezza di questa opera e di questa edizione.
Vale la pena leggere Principesse sirene?
Ma dopo tutta questa panoramica sulla validità bruta del cofanetto e della sua fattura, arriviamo alla domanda fondamentale: Ma vale la pena recuperare Principesse sirene? Si perché’ generalmente uno tende sempre a focalizzarsi sulla nuova rara riedizione, senza pensare al contenuto e se ciò che c’è scritto e rappresentato sia valido.
Non sarò io a costringervi a leggere quest’opera, i gusti e le preferenze letterarie di ognuno sono la vera regola, ma posso sicuramente analizzare i pro e i contro di quest’opera traendone un po’ le fila.
Iniziando dai pro vorrei partire dai disegni. Pink Hanamori si rifà all’estetismo tipico delle opere più famose delle CLAMP. Occhioni grandi, silhouette esili e slanciate, sorrisi coinvolgenti e vestiti sempre nuovi e caratteristici per ogni personaggio. Alcune tavole dell’opera sono rimaste iconiche e trapelano artisticità ed equilibrio ad ogni visione, una visione che fa rilassare gli occhi e innamorare il cuore.

La decisione di utilizzare il sottogenere del majokko è un’altra carta vincente. L’unione di comicità, romanticismo e azione sono fondamentali in quest’opera e la creazione di eroine carismatiche e adorabili rende la lettura e la visione godevole. Personaggi fantastici ti faranno immergere in un’avventura in cui tutto il tempo si fa il tifo per le nostre idols, non tralasciando pero’ indietro la curiosita’ per le vicende sentimentali.
Dopo il grande successo del Sentai mono, ulteriore sottogenere adattato allo shojo da Naoko Takeuchi in Sailor Moon, si assiste alla ripetizione dello schema di attacco di eroine che sono rappresentate sempre in un gruppo. È quello che succede anche in Principesse sirene e che risulta essere una componente vincente ed essenziale dell’opera. Lucia è si la protagonista, ma non è mai sola, ha un gruppo di amiche e guerriere che condividono lo stesso scopo e che l’aiutano sia emotivamente che combattivamente nel superare le difficoltà presenti nella narrazione. Questo espediente inoltre è fondamentale per il power system all’interno dell’opera, sicuramente basilare, ma che prevede l’unione delle forze delle nostre combattenti enfatizzando ancora di più la potenza della collaborazione.

Passiamo però a parlare dei contro.
Unico punto secondo me a sfavore dell’opera è la trama, ma attenzione, non parlo della storia nella sua interezza ma di alcune sfaccettature della stessa.
Il plot generale risulta essere banale e abbastanza scontato, con pochi colpi di scena che la maggior parte delle volte sono anche abbastanza prevedibili. Non sempre questa caratteristica viene considerata un male, per una lettura rilassante e non troppo impegnata è il massimo che ci si possa aspettare. Anche le vicende romantiche risultano essere un po’ banali e spesso ostentate e forzate, nulla per cui non si posso semplicemente gioire per le nostre eroine tutto sommato.
Discutibile invece è l’epilogo della vicenda, che non sarò io a spoilerarvi, ma sappiate che c’è la possibilità di rimanere interdetti pensando “ma scusate, non dovevamo arrivare a un’altra conclusione?”.
In generale, amanti degli shojo, sappiate che con i suoi pro e i suoi contro Principesse sirene rimane una lettura frizzante e amabile, la sua visione coinvolgente e divertente, per chi tanto apprezza il genere un recupero che prima o poi va fatto.


